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Autunno in Barbagia 2017: Atzara
Paese della luce e dei colori che ispirarono i pittori costumbristi spagnoli nel primo Novecento,Atzara conquista il visitatore con le sue preziose meraviglie
Dal 18/11/2017 al 19/11/2017

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Dalla via principale si diramano le contorte stradine dei quartieri più antichi del centro storico. In un labirinto di vicoli si scoprono piccoli gioielli del passato: case d’epoca medievale,costruite in granito e trachite,con porte e finestre arricchite da cornici di tradizione sardo-ispanica,alcune delle quali conservano i rilievi in stile tardo gotico,opera dei bravi artigiani locali che scolpivano la pietra chiamati picapedres.
Agli stretti spazi delle vie si contrappongono le aperture delle piazze in cui si trovano le chiese. La più antica è quella di San Giorgio di cui si ha notizia già agli inizi del XIII secolo; si presenta come un piccolo edificio ad una sola navata con una facciata in pietra liscia sormontata da un campanile a vela. La chiesa più bella del paese è la parrocchiale di Sant’Agostino costruita tra il XVI e il XVII secolo in forme tardogotiche; presenta una facciata in tipico stile isolano,impreziosita da un grande rosone sopra il portale e terminante con una cornice si cui poggiano i merli e la croce in trachite.
Tutt’intorno alla chiesa si trovano le vecchie case caratterizzate da alte mura interrotte da portoni che si aprono su cortili o loggiati. Tra queste spicca il palazzo dei conti di San Martino in cui nel XVII secolo soggiornarono i feudatari,per questo definito “de su conte”; all’interno della corte conserva un pozzo con cupola originale ricoperta di maioliche.
Nella piazza dedicata al grande pittore spagnolo Antonio Ortiz Echagüe si affaccia il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea a lui intitolato. L’artista fu uno dei numerosi maestri d’arte,internazionale e sarda,che si stabilirono nel centro attratti dagli splendidi abiti tradizionali e dalle manifestazioni popolari. La collezione museale custodisce un’ampia varietà di opere che documentano le diverse tendenze artistiche del XX secolo.
A pochi chilometri a est e a ovest dell’abitato si trovano le chiese campestri di Santa Maria de susu e Santa Maria de josso. La prima,chiamata anche chiesa di Santa Maria Bambina,è tra le più antiche chiese del circondario. Fu eretta intorno all’anno 1000 probabilmente nello stesso periodo in cui fu realizzata quella di Santa Maria de josso che purtroppo crollò nel primo ‘900 e fu completamente ricostruita negli anni ’70.
Numerose testimonianze archeologiche attestano la presenza dei popoli che abitarono queste terre. A sud-est dell’abitato,ai piedi della collina di Corongiu Senes,sono visitabili le domus de janas,risalenti all’età dei primi metalli,e i resti del vicino nuraghe.
Tra i siti più interessanti si segnala il nuraghe di Abbagadda che conserva ben 6 metri d’altezza della torre principale e i resti del villaggio circostante. I suoi antichi abitanti furono sepolti nella vicina tomba dei giganti di cui è ancora visibile la camera funeraria

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