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Autunno in Barbagia 2017: Mamoiada
Intensi profumi delle uve arricchiscono un paesaggio pieno di suggestioni in cui predomina la vite e il castagno che ricoprono di caldi colori la valle e le dolci colline intorno al paese di Mamoiada
Dal 03/11/2017 al 05/11/2017

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Ogni anno a Mamoiada si ripete un antichissimo cerimoniale animato dalle maschere tradizionali più famose dell’Isola: Mamuthones e Issohadores. I primi portano sul viso una maschera nera,intagliata nel legno di pero selvatico o ontano,con tratti molto marcati e indossano pelli ovine su cui viene sistemata “sa carriga”: circa 30 kg di campanacci legati sulle spalle. Durante la sfilata per le vie del paese e intorno ai fuochi,i Mamuthones incedono con un particolare passo,quasi una danza,guidati dagli Issohadores. Questi ultimi sono vestiti con elementi maschili e femminili dell’abbigliamento tradizionale e sono così chiamati perché portano sa soha,la fune con cui prendono a lazzo le persone. Non si conosce con sicurezza il significato di questa arcaica rappresentazione che ha affascinato e continua ad appassionare studiosi di tutto il mondo.
Diversi esemplari di queste straordinarie maschere sono esposti nel Museo delle Maschere Mediterranee in cui si possono ammirare altre rappresentazioni del carnevale barbaricino a confronto con le maschere di alcuni paesi europei e mediterranei.

Il centro storico si sviluppa dalla via principale che attraversa il paese; da qui si accede alle strette e intricate viuzze su cui si affacciano le tipiche case barbaricine a due o tre piani realizzate con blocchi di granito.
Passeggiando tra i vicoli dei quartieri più antichi si possono visitare alcune graziose chiese tra cui la più caratteristica è quella dedicata a Nostra Signora di Loreto. Probabilmente fu costruita in epoca medievale ma i primi documenti in cui è citata la chiesa risalgono ai primi anni del Settecento. La sua particolarità è data dalla forma circolare chiusa da una cupola a base esagonale e viene anche chiamata “Loreto de bidda” distinguendola così dalla chiesetta campestre di Loret’Attesu del XVIII secolo a circa 2 km a nord-est dell’abitato.
Uno dei più suggestivi santuari dell’Isola si trova a 5 km a sud-ovest del paese. L’antica chiesa medievale dei santi bizantini Cosma e Damiano è racchiusa in un piccolissimo villaggio formato dalle cumbessias ossia le case dei pellegrini che qui si stabiliscono nei giorni della festa in onore dei Santi e durante la bella stagione.
Tra i tesori del territorio vi sono i meravigliosi siti archeologici con monumenti che risalgono fino al Neolitico. Tra i menhir quello di sa Perda Pintà (o stele di Boeli) conserva splendide decorazioni incise sul granito,datate alla Cultura di Ozieri (3200-1800 a.C.),che lo rendono unico in Sardegna: misteriosi centri concentrici e bastoni uncinati rimandano ad arcaici rituali di fertilità o al ciclo della vita e della morte.

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