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Autunno in Barbagia 2017: Olzai
Dal 18/11/2017 al 19/11/2017

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Il “paese dei laureati”,così venne definito Olzai ai primi del Novecento per la vocazione culturale dei suoi abitanti. Furono proprio i suoi cittadini illustri (tra cui il medico Pietro Meloni Satta,1840-1922),a contribuire alla conoscenza del centro e dei suoi numerosi patrimoni culturali.
Tra Bronzo Medio e Recente fu eretta l’imponente tomba dei giganti di S’ena de sa vacca chiusa da un enorme lastrone in pietra che per lungo tempo ha identificato il monumento come dolmen. La struttura muraria della camera realizzata a filari e i resti dell’esedra sono tipici delle tombe dei giganti più recenti per cui gli studiosi ritengono che la copertura sia stata aggiunta in un secondo momento forse prelevata da un dolmen vicino.
Non lontano si trova il nuraghe Su Puddu e più a sud quelli di Erchiles,Oritti,sos Pranos e Portoni,mentre avvicinandosi al centro abitato si incontrano i nuraghi di Comiddo,Lenuie e Ludurioe; sono solo alcuni dei 17 citati nelle fonti di inizio Novecento.
Leggende locali narrano di antichi tesori nascosti sul monte Gulana dove fu eretto,forse in epoca bizantina,l’antico castello di cui oggi rimane testimonianza solo sui libri.
Il paese è attraversato da est a ovest dal rio Bisine. Nel 1921 il corso d’acqua venne incanalato in una monumentale opera architettonica chiamata l’Arginamento. L’affascinante centro storico ha mantenuto l’impianto tipico dei centri barbaricini con case su più piani costruite con blocchi di granito. Tra queste spicca il bel palazzo settecentesco Casa-Museo dell’artista Carmelo Floris. Nei locali sono esposte diverse opere del famoso pittore e incisore. Al primo piano si trovano le stanze in cui viveva la famiglia arredate con mobilio d’epoca e al secondo è ancora possibile visitare lo studio del maestro.
I suggestivi vicoli lastricati nascondono piccoli e grandi gioielli d’architettura. La chiesa intitolata a San Giovanni Battista fu costruita nel XV secolo come oratorio dedicato al Salvatore,poi ampliata nel XVII secolo e nel 1738,quando fu costruito il campanile,divenne parrocchiale.La graziosa facciata termina con cornici in trachite rosa con cui è realizzato anche il rosone centrale e le decorazioni che circondano il portale.
L’edificio più antico è l’incantevole chiesa di Santa Barbara eretta nel XIV secolo e sede della seicentesca confraternita de Santa Rughe. Al suo interno è custodito il celebre “Retablo della Pestilenza”,opera del pittore denominato Maestro d’Olzai che lo dipinse nel XV secolo probabilmente come ex-voto a seguito dell’epidemia di peste del 1477.
La chiesa di Sant’Anastasio (sa cresia de Sanct’Istasi) fu edificata nel XVI secolo in stile gotico-catalano. Unico elemento di decoro nella semplice facciata a capanna è un arco in trachite rossa che incornicia il portale sovrastato da una piccola finestra. All’interno si trova il “Retablo della Sacra Famiglia” del XVI secolo.
Nelle vicinanze del paese,immerso nella natura,merita una visita l’ultimo mulino ad acqua realizzato nell’Ottocento. Su Mulinu bezzu,ristrutturato e funzionante,è messo a disposizione dal comune per la macinazione del grano

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