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Antonello Gaviano: «Coronavirus, in Germania risposta tardiva della politica ma sanità reattiva»
A cura di Giovanni Runchina per il racconto dei sardi nel mondo

L'ingegnere nuorese vive a Monaco di Baviera da dieci anni. La città e tutto il Land sono in isolamento per cercare di contenere la pandemia ma altrove si va in ordine sparso. Effettuati migliaia di tamponi per circoscrivere i contagi

Così la sanità: «Sono stati fatti migliaia di tamponi in tutto il Paese soprattutto su chi non aveva sintomi o li aveva in lieve misura così da contenere per quanto possibile il contagio». Antonello Gaviano, ingegnere nuorese trapiantato da dieci anni a Monaco di Baviera dove lavora come responsabile del team operazioni commerciali di una multinazionale che produce moduli solari fotovoltaici, restituisce questa istantanea della Germania e della Baviera in particolare durante l’emergenza coronavirus.

Ma se il servizio sanitario ha dato prova di grandissima reattività, non altrettanto si può dire della politica nazionale e locale che ha incespicato tra mille dubbi e altrettanti centri decisionali. «Con molto ritardo – racconta – sono stati introdotti gli stessi provvedimenti applicati in Italia: scuole e uffici chiusi, sospensione degli eventi pubblici, inclusa la Bundesliga. In Baviera dal 13 marzo è stato proclamato lo stato di calamità naturale e dalla mezzanotte del 21 marzo il divieto assoluto di uscita per due settimane – primo Land a farlo – se non per lavoro, motivi sanitari o strette esigenze alimentari. La polizia pattuglia le strade informando la popolazione, con gli altoparlanti, di stare a casa. Proibite le visite negli ospedali, case di cura e strutture per anziani. Solo in caso di morte i parenti potranno essere visitati. Sono espressamente vietati gli assembramenti in luoghi pubblici. La Polizia controllerà assiduamente parchi e luoghi aperti al pubblico per verificare che non ve ne siano. Sono previste multe fino a 25 mila euro per chi non rispetta le regole».

Le regole non sono affatto omogenee: «Anche altri Länder hanno varato misure più restrittive, in Bassa Sassonia dal 21 marzo son chiusi tutti i ristoranti e i caffè, in Renania Palatinato, invece, sono vietati gli assembramenti con più di cinque persone e si chiudono ristoranti e osterie. Nel Baden Wuerttemberg il divieto di assembramento scatta con gruppi di oltre tre persone». Un florilegio di prescrizioni cui la cancelliera Angela Merkel ha posto fine qualche giorno fa annunciando misure restrittive su tutto il territorio.

Altrettanto diversa è l’incidenza della pandemia; le aree più colpite sono la Renania Settentrionale – Vestfalia e la Baviera con Monaco particolarmente interessata: «Una cosa preoccupante se si considera che qui vivono oltre 1 milione e 500 mila persone». Al momento in Germania sono stati registrati oltre 38 mila contagi e un numero fortunatamente basso di morti, poco più di 200. Impossibile azzardare previsioni sull’evoluzione della pandemia, il Koch Institut parla di «situazione aperta e di sviluppo ignoto», dopo il cauto ottimismo di qualche giorno fa.

L’emergenza sta impattando sull’economia: «La Germania prevede un piano di sostegno economico di 822 miliardi di euro per arginare le conseguenze economiche della pandemia ed è prevista una impennata della cassa integrazione (Kurzarbeit) per i dipendenti dei settori più colpiti». Così la locomotiva tedesca inizia a rallentare e alcuni vagoni sono già fermi; l’esempio più eclatante, date le dimensioni, è quello della casa automobilistica Volkswagen che ha chiuso i suoi stabilimenti. Nel frattempo l’indice IFO, che misura la fiducia delle imprese tedesche, nel mese di marzo è crollato di oltre otto punti, il calo più marcato dal 1991.

Rilevanti anche gli effetti sulla vita quotidiana e sul lavoro: «Le persone sono state spiazzate, inizialmente si è sottovalutata la portata del problema. Anche qui sono capitate scene di panico con supermercati presi d’assalto soprattutto per fare incetta di generi alimentari e anche di carta igienica. Per quanto riguarda il mio lavoro io ormai opero da remoto- da casa – da quasi due settimane, fino a nuovo ordine. Le riunioni interne sono ora fatte online o via teleconferenza. Il telefono squilla spesso per coordinare il lavoro quotidiano con i colleghi».

Sconvolgimento che non fa venire meno anzi, rafforza, lo spirito solidaristico: «È bello constatare come sorgano spontaneamente iniziative di sostegno per i più deboli: i vicinati si organizzano con catene di solidarietà per fare la spesa, piccole commissioni, o anche solo con una parola di conforto per i più anziani. Spero che da questi giorni tristi l’uomo colga l’occasione di riscoprire i sentimenti di solidarietà e il senso di comunità, sentimenti che spesso sono posti in secondo piano in una società consumistica e frenetica. Mi auguro che inoltre l’uomo prenda coscienza dei propri limiti e della necessità ormai inderogabile di costruire una società davvero eco-solidale e sostenibile. È un debito che abbiamo con le generazioni future».

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