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Coronavirus, il modello danese: comunicazione capillare e youtubers coinvolti per arrivare ai più giovani
A cura di Giovanni Runchina per il Racconto dei sardi nel mondo

Giuseppina Pisu Spiga, sarta di Selargius da sei anni a Copenaghen, racconta come si vive l'emergenza covid 19 nel Paese dove il governo ha puntato su una comunicazione chiara, puntuale ed efficace con il coinvolgimento di tutta la popolazione

Prevenzione e informazione. Nella battaglia contro il coronavirus il governo danese ha giocato d’anticipo dispiegando l’intero arsenale comunicativo a disposizione per raggiungere efficacemente tutte le fasce della popolazione. A raccontarlo è Giuseppina Pisu Spiga, proprietaria di un concept store di abbigliamento vintage con annesso caffé nella capitale del Paese, Copenaghen. «A parte le solite conferenze stampa del primo ministro, della polizia e del direttore del dipartimento della sanità danese – spiega la sarta selargina – quello che mi ha colpito è stata la comunicazione via social network. Per divulgare le notizie sul virus tra i giovani è stato coinvolto anche uno youtuber molto popolare. C’è inoltre un invio costante di informative precise dal ministero della salute e dalla polizia via sms o e-boks , un sistema di messaggistica diretta con il comune di residenza. Il comune di Copenhagen ha messo a disposizione delle famiglie una mappa con tutte le aree giochi disponibilii che sono fruibili rispettando la regola della distanza e quella che vieta gruppi maggiori di dieci persone. Ha parlato perfino la regina, invitando al buonsenso e alla cooperazione».

Cosa quest’ultima che ha portato motissime persone a isolarsi in via precauzionale proprio per evitare complicatissime emergenze sanitarie: «Anche qui c’è un nutrito gruppo di persone che si sta dedicando all’auto isolamento, io sono tra queste. Qui c’è molta compostezza e cautela ma non mancano gli stolti dalla delazione facile e dalla fake news a portata di mano».

La strategia del governo fondata su chiarezza e coinvolgimento della popolazione non è stata di certo estemporanea: «Fin dal 27 febbraio, ossia appena dopo aver dato notizia del primo danese positivo al corona, è partita una campagna di sensibilizzazione con i soliti consigli di buonsenso, che qui ho comunque sempre visto appena inizia la stagione influenzale: lavarsi le mani frequentemente, starnutire o tossire nell’incavo del gomito, stare a distanza, stare a casa se si sta male. Al momento le scuole, le università, i luoghi di aggregazione, i ristoranti e i centri commerciali, sono chiusi fino al 13 aprile. Molti negozi, spontaneamente, avevano chiuso già prima che venisse emessa una comunicazione ufficiale. Il Paese sarà in lockdown fino al 13 aprile. I danesi che al momento si trovano all’estero, possono tornare in patria e la quarantena è ovviamente consigliata».

In questo modo si cerca di spalmare il contagio in un arco temporale lungo: «Al momento si vuole diluire il contagio nell’arco dei mesi, per permettere al sistema sanitario di affrontare l’emergenza. Nel caso peggiore ci si aspetta che ci siano 600 mila persone infettate e di queste il 10% si ritiene che avranno bisogno di cure ospedaliere. Al momento i tamponi vengono fatti solo sulle persone con sintomi, ma si potrebbero estendere, se necessario, a tutta la popolazione, impiegando i neo medici. Ci sono circa mille respiratori in tutto il Paese sufficienti a coprire l’emergenza più severa».

Ovviamente non manca anche l’aspetto repressivo: «Sono state recapitate anche le prime multe da 1500 corone, equivalenti a 200 euro, a coloro che infrangono le prescrizioni come quella recente che vieta di stare in gruppi di più di dieci persone sia all’aperto che in luoghi chiusi».

Uno scenario ben lontano da quello italiano e sardo in particolare: «Sto evitando volontariamente ogni turbolenza mediatica. Mi sto documentando solo ed esclusivamente sul sito del Ministero, su quello della Protezione Civile, Ansa, al massimo. Credo che la giusta comunicazione sia importante in una crisi di simile natura e sinceramente credo che stia venendo a mancare in Italia, ma soprattutto in Sardegna. Avendo la mia famiglia nell’isola la gestione delle emozioni non è facile»

Oltra alle misure sanitarie in Danimarca è stato varato un pacchetto di aiuti economici: «Si parla di un supporto pari a 40 miliardi di corone – grossomodo 5 miliardi di euro – per le aziende piu piccole». La serrata generale ha avuto ripercussioni su moltissime attività: «Moltissimi negozi sono stati costretti a licenziare il personale, moltissime prenotazioni negli hotel e nelle case vacanze, sono state cancellate. L’avviso della chiusura delle frontiere è stato dato con breve preavviso, appena 12 ore. Solo nella costa ovest del paese sono state cancellate oltre 4 mila prenotazioni per clienti tedeschi. Sicuramente il dover chiudere cosi di fretta, ha creato e sta creando, diversi problemi gestionali. Sono previsti sostegni per le spese fisse, come l’affitto, per esempio. Gli studenti e anche gli autonomi avranno tutta una serie di tutele specifiche. Garanzie e protezione anche per le agenzie di viaggio. Ci sarà anche un maggiore accesso, con condizioni più favorevoli, alle varie indennità di disoccupazione e malattia».

Anche l’attività di Giuseppina è stata ovviamente intaccata: «Considerando che lavoro con il pubblico questa emergenza sta incidendo moltissimo. Al momento, come tantissimi altri negozi nella mia zona ho ritenuto che la chiusura fosse la soluzione migliore. Ho attivato un sistema di di giftcard che possono essere acquistate tramite MobilePay (pagamenti via smartphone) e che potranno poi essere utilizzate una volta che il negozio sarà aperto. C’è inoltre una campagna di sostegno reciproco tra i negozi della zona. Alla fine dei conti, la differenza la fa la cooperazione».

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