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Coronavirus, il rigorismo eccessivo penalizzerà anche la Finlandia
A cura di Giovanni Runchina per il racconto dei sardi nel mondo

Per Marco Siddi, ricercatore all'Istituto Affari Internazionali di Helsinki, la rigidità manifestata dall'asse del Nord in questa prima fase rischia di avere ripercussioni pesanti sia sul fronte economico sia in ambito politico

«La crisi del Sud Europa, soprattutto di Italia e Spagna e per colpe  non certo loro, avrebbe ripercussioni notevoli anche nel Nord». Ricercatore all’Istituto Affari Internazionali di Helsinki, a diretto contatto con il Parlamento finlandese, Marco Siddi esprime preoccupazione per gli effetti del Covid-19 sulla politica europea e per l’eccessivo rigore di alcuni suoi membri, quell’asse del Nord di cui fa parte anche la Finlandia. Originario di Sanluri, da 5 anni in Finlandia, il ricercatore è esperto di politiche europee, rapporti tra Unione Europea e Russia e geopolitica dell’energia.

 

La pandemia è un problema ben più che sanitario: «L’Unione si è mossa in ritardo e purtroppo inizialmente gli Stati membri non le hanno dato una mano, concentrandosi su misure nazionali. Con tutta probabilità, visto che l’Europa si sta attivando, l’Italia riceverà più aiuti comunitari tuttavia sarà difficile che l’opinione pubblica dimentichi come, nel momento più difficile, la solidarietà e il sostegno concreto siano arrivati da Paesi come Cina, Cuba e Russia».

 

Ma questa rigidità – per certi versi incomprensibile e potenzialmente letale per il futuro dell’Unione – non è ideologica. «Il governo finlandese fa parte dei rigoristi, e si è allineato a Germania, Olanda e Austria. Non è una novità, anche qui si teme molto una mutualizzazione del debito, visto quello molto alto italiano e in generale dei paesi del Sud Europa. Ci si rende conto che in Italia, a fronte di un alto debito pubblico, il risparmio privato è invece notevole, e che problemi come evasione fiscale, criminalità organizzata, contabilità creativa sono diffusi. Ecco perché c’è ostilità in parte comprensibile a farsi carico di una situazione in grossa parte preesistente alla crisi attuale».

 

Inflessibile nei conti, il Paese scandinavo ha adottato sinora un approccio decisamente più morbido dal punto di vista delle misure contenitive in ambito sanitario: «Qui si guarda alla Svezia. Inizialmente, il fenomeno è stato preso un po’ sottogamba, quasi si pensava che una cosa simile non potesse avvenire da queste parti, che l’epidemia fosse legata a una cattiva gestione del fenomeno nel Sud Europa. Da metà marzo, però, la musica è cambiata: sono state introdotte misure sempre più stringenti, e ora la gente viene invitata a restare a casa – anche se ancora si può uscire per una passeggiata, e infatti nelle giornate di sole gli abitanti di Helsinki si stanno ancora riversando nei parchi. Sono stati chiusi tutti i luoghi di ritrovo, solo ristoranti e caffè che fanno asporto sono ancora in attività. La regione di Helsinki, dove si concentra la gran parte dei contagi, è  stata blindata».

 

Atteggiamento che ha contributo a far sorgere vari problemi: «Non ci sono mascherine nelle farmacie del centro città e molta gente non sta affrontando l’emergenza con sufficiente serietà: in sostanza, ci sono troppe persone in giro, e non soltanto per sgranchirsi le gambe una volta al giorno».

 

Se le misure sanitarie appaiono tutt’altro che granitiche, quelle economiche al contrario sono state abbastanza omogenee e tempestive: «Kela, l’INPS finlandese, sta dando un sussidio a chi deve o sceglie di chiudere la propria attività in questo periodo. I proprietari di case sono stati invitati dal governo a ridurre gli affitti. Proprio ora c’è un disegno di legge che permetterebbe agli imprenditori o a chi ha un business di percepire un sussidio di disoccupazione, o quanto meno una percentuale, anche se non chiudono completamente la propria attività.  Sono anche stati stanziati fondi per le mense sociali, per esempio. Il governo di centro-sinistra è impegnato sul sociale dall’inizio del suo mandato, a metà 2019. Non tutti hanno capito che è necessario stare a casa ed evitare i contatti. Inoltre, nelle prime settimane dell’emergenza i proprietari di case in campagna, in foresta o ai laghi (un fenomeno diffuso qui in Finlandia) si sono trasferiti in massa in queste residenze aumentando il potenziale carico sanitario in regioni remote. Alcune stazioni sciistiche in Lapponia sono state chiuse solo a fine marzo, una scelta a mio avviso irresponsabile».

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