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La Comunicazione e la sfida educativa per il primo incontro al corso d’introduzione al giornalismo

L’intervento di Monsignor Ignazio Sanna sulla comunicazione e la sfida educativa si è articolato in tre punti chiave: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

In un mondo di pluralismo distruttivo la domanda “chi sono?” viene spontanea in quanto l’identità del singolo è messa in pericolo dall’indifferenza in senso verticale e dalla differenza in senso orizzontale.
La seconda domanda di spiritualità in un’epoca di consumismo che nega la vita spirituale e propone un modello di felicità con modi di vivere consumistici ed effimeri,genera nell’uomo l’incertezza nel capire da dove provenga.

La terza domanda di speranza dove il terrorismo internazionale fa piombare le persone in un clima di sfiducia,pone il problema del dove si vada. Infatti in questo clima di sfiducia verso tutto e tutti,amplificato in questi ultimi anni dal terrorismo internazionale, muore nell’uomo la speranza e la fiducia nel futuro.

L’emergenza alla risposta educativa,prosegue Monsignor Sanna,arriva da Benedetto XVI con 5 criteri: la presenza,il dono,la sofferenza,la disciplina e l’autorevolezza.

La presenza dell’educatore deve essere costante,così come l’amore,solo in questo modo si dà un’educazione e non un indottrinamento.
La capacità di donare sé stessi si ottiene lasciandosi coinvolgere nell’insegnamento formativo.
La sofferenza non deve essere risparmiata agli adolescenti,cercando di farli vivere in una sfera di cristallo,ma insegnando loro ad affrontarla,evitando di farli crescere troppo fragili.
La disciplina è l’incontro tra due libertà,quindi porsi sempre delle regole ed osservarle invece che interpretarle.
Infine l’autorevolezza rende credibile la forma dell’autorità aiutata da un linguaggio pulito e coerente.
Terminato l’intervento di Monsignor Ignazio Sanna,Marco Piras,direttore dell’Arborense,passa la parola a Mario Girau,presidente dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) che tra le varie informazioni espresse,dice: “è importante che un buon giornalista operi da laico”.
Il microfono passa a Francesco Birocchi,responsabile regionale dell’ordine dei giornalisti che opera nel TG3. L’ordine è nato nel 1963,dice Birocchi e si prefigge un codice deontologico che pone al primo posto il rispetto della verità nei fatti pubblicati. Prosegue dicendo che per diventare giornalisti professionisti ci sono tre modi: praticantato presso una redazione giornalistica,esame pubblico,oppure seguire un master universitario.
Inoltre fa notare la differenza tra giornalista professionista,che ne fa il suo lavoro principale,e giornalista pubblicista che può scrivere nei giornali,pur avendo un altro lavoro,osservando però le stesse norme deontologiche citate.

Il pubblicista ottiene il riconoscimento all’ordine dopo aver raggiunto degli obiettivi stabiliti dalle regioni,che per la Sardegna consistono in 40 articoli pubblicati,in modo continuativo,e una retribuzione minima di 500 euro nell’arco dei 2 anni.

La serata si conclude in modo interattivo con domande e risposte tra i partecipanti e i relatori.

Il secondo incontro,si terrà sabato 8 Ottobre alle 19,00 presso il Seminario Arcivescovile in Piazza Duomo,1 ad Oristano,dove prenderà la parola il caposervizi di Toscana Oggi.

Michele Vacca

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