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Laura Fois: «In Australia governo indeciso e misure tardive, temiamo che l’emergenza duri sino a fine anno»
A cura di Giovanni Runchina per il racconto dei sardi nel mondo

L'ingegnera cagliaritana che vive a Brisbane descrive una situazione sempre più difficile: i contagi da coronavirus aumentano e le persone sono spaventate: «Ci sono stati diversi casi di assalti ai supermercati e ora gli acquisti sono razionati»

«Il governo australiano ha minimizzato il problema e fatica ad intraprendere azioni decise, abbiamo le elezioni il 28 marzo e non c’è la volontà di rinviarle, nel frattempo le persone sono sempre più spaventate e pessimiste». Il coronavirus mette a dura prova anche l’Australia che, dopo la piaga degli incendi estivi, ora si trova ad affrontare un’altra gravissima emergenza con un timone decisionale decisamente ballerino.

Laura Fois non nasconde la preoccupazione per il clima di incertezza e di pessimismo che investe una fetta sempre crescente della popolazione.

L’ingegnera cagliaritana, in Australia dal 2006, vive a Brisbane e lavora per l’azienda Santos (South Australia Northern Territory Oils Search) dove si occupa dell’operatività delle tubazioni del gas ad alta pressione. La pandemia sta scuotendo in profondità l’intero sistema sociale e produttivo: «Il governo sinora ha puntato a ridimensionare il problema e a calmare il panico che è sfociato in assalti ai supermercati tanto da costringere le autorità a razionare gli acquisti. I casi di contagio sono più di 3 mila e, per questa ragione, sono state prese misure un po’ più severe come l’isolamento per chi arriva nel Paese anche se, qualche giorno fa, è stato autorizzato lo sbarco dei passeggeri di una nave da crociera nonostante a bordo ci fossero positivi al virus».

Adottare una strategia tempestiva ed efficace è il problema comune a tutte le latitudini, si procede per tentativi che non sempre appaiono coerenti: «Al momento gli asili e le scuole restano aperti. Dal 24 marzo sono vietati raduni con più di 100 persone, sono stati chiusi i luoghi di culto mentre i punti di ristoro possono solo fare servizio da asporto. Concerti e festival sono stati cancellati non appena sono stati resi noti i primi contagi. Le frontiere sono sbarrate e agli australiani di rientro dall’estero si chiede l’autoisolamento per 14 giorni; tuttavia non ci sono strumenti per verificare che l’isolamento sia rispettato. Le azioni del governo sono state molto graduali e comunque sempre in ritardo rispetto alle azioni dei privati: compagnie teatrali piccole e grosse, cinema, piscine, palestre, scuole d’arte hanno chiuso battenti molto prima. Le università sono chiuse, le lezioni spostate online ove possibile».

Grandi gli impatti sul versante economico: «Le piccole imprese, quelle a conduzione familiare, stanno già soffrendo per i mancati incassi. Nelle prossime settimane ne vedremo fallire tante. In Australia i contrattisti sono tanti: chi non lavora non viene pagato anche se è previsto un sussidio. Ci sono le proposte di bloccare mutui e affitti per le imprese ferme ma nulla di concreto. Per quanto riguarda la mia azienda siamo operativi da remoto. Al momento tutto è rallentato per ovvi motivi. Stiamo minimizzando i contatti delle squadre con gli esterni quindi tutti i lavori che hanno bisogno di consulenti procedono a rilento. Non solo, dobbiamo aver le spalle coperte nel caso in cui gli operatori si ammalino o vengano messi in isolamento e non programmare più di quanto possiamo gestire. Si sbrigano solo le urgenze. Abbiamo problemi a reperire parti di ricambio che arrivano dall’estero: tutto quel che non è essenziale sconta ritardi di settimane».

Si guarda con timore anche al sistema sanitario: «I casi di contagio si moltiplicano in fretta, raddoppiano ogni 3 giorni circa, e non ci vorrà molto perché non ci siano letti a sufficienza. Le mascherine chirurgiche sono merce rara, introvabili così come il disinfettante per le mani. Paradossalmente gli incendi sembrano già lontani. La popolazione è spaventata e la fiducia nel governo molto bassa. Si vive giorno per giorno aspettando che si chiedano di chiuderci dentro casa. Nessuno ha idea dell’evoluzione e della durata ma è idea comune che si andrà avanti così fino a fine anno».

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